Qual è il principio oggettivo per cui oggi viene discriminata la zona rossa rispetto alla zona bianca, anticipando l’ordinanza “danni lievi” e di conseguenza tempi e modalità? E quali sono i principi tecnici e supporti legislativi che hanno determinato questa scelta da parte del Commissario?

4 Maggio 2020

La zona “rossa” indicata nella mappa pubblicata il 20 febbraio 2020 sul sito del Commissario  (https://commissariosismaareaetnea.it/ente/mappa-dellarea-interessata-da-fagliazione-superficiale-in-occasione-del-sisma-del-26-dicembre-2018/) circoscrive l’area in cui, nel corso del sisma del 26 dicembre 2018, si è verificata una “fagliazione” superficiale, ovvero individua le porzioni di territorio in cui si sono aperte fratture nel terreno riconducibili al movimento di una frattura della crosta terrestre. All’esterno di tale area è indicata la zona “bianca”, dove tali deformazioni non sono state osservate. Per consentire di procedere alla ricostruzione delle aree terremotate in modo rapido e sicuro, stiamo iniziando dalle aree più lontane dalle faglie che si sono attivate durante il sisma, ovvero nella zona bianca.

Allo stesso tempo, a seguito di ulteriori studi, stiamo restringendo significativamente l’area rossa individuando, dove possibile, la posizione delle faglie che si sono attivate e le zone maggiormente pericolose.  La mappatura è redatta in conformità con le indicazioni contenute nelle Linee Guida per la gestione del territorio in aree interessate da faglie attive e capaci (FAC) (http://www.protezionecivile.gov.it/media-comunicazione/pubblicazioni/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/microzonazione-sismica-linee-guida-per-la-gestione-del-territorio-in-aree-interessate-da-faglie-attive-e-capaci-fac-).